Galleria video

Foto di Paola

Disegni di Paola

La spiritualità di Paola

Un noto critico d'arte di Taranto, Nino Bixio Lo Martire, in un articolo apparso sul "Corriere del Giorno" di Domenica 22/07/1979, esaminando l'insieme dei disegni in suo possesso, non ha esitato ad affermare che "Paola è un'artista" e che "L'arte fu la sua grande alleata".

Tra le molteplici espressioni di questa innata sensibilità artistica di Paola, riportate nel testo cui si fa riferimento, sono segnalate anche quelle che riguardano la sua religiosità. Questi disegni, nella spontaneità e freschezza delle immagini, assumono indubbiamente il valore di una documentazione di fede e di una precoce maturità di spirito in questa fanciulla di pochi anni, nei vari periodi di vita che significativamente la rappresentano. Non ci meraviglia la scelta di un duplice soggetto che viene ripreso e raffigurato per vari anni: il Natale e la Pasqua. Conosciamo il fascino che un tale mistero suscita nei piccoli! Né ci stupisce la ripetizione che privilegia per ben sei volte il Natale e solo per due volte la Pasqua. Quello che notiamo è non solo la precocità di questo impegno: il primo disegno del Natale è del 1967, all'età di 4 anni. Viene ripreso annualmente fino al 1971, poi nel 1976 e, per l'ultima volta, nel 1977, l'anno che precede la sua morte. Meglio elaborato è il soggetto della Pasqua, con una didascalia che riporta le parole di Gesù: "Vado a preparare un posto per voi nella casa del Padre". Presagio del suo prematuro trapasso? Forse no, ma il grafico intitolato "Ordine morale", elaborato svolto da Paola in classe nella Scuola materna ed elementare "Lucchese" nel Dicembre 1970, riporta due sue frasi autografe che ci lasciano stupefatti:

Noi sappiamo che siamo fatti per morire, ma non sappiamo dove finiremo.

Chi ha la coscienza pura non ha paura di fronte alla morte.

In grande risalto il rettangolo con la scritta maiuscola "Tribunale di Dio" e, sotto, le parole "Santa morte". Una tale affermazione avrà la sua conferma nella risposta che Paola darà alla domanda, posta sulla "Scheda di Lavoro" distribuita per la preparazione alla Cresima: "Che cosa pensi della morte?

Penso che è una cosa terribile, ma basta pensare a Dio, basta pensare che un giorno risusciteremo e che avremo la vita eterna, non si ha più paura della morte.

Affermazione di un fanciulla di appena 10 anni e otto mesi. Vogliamo concludere questa nostra breve presentazione del talento artistico di Paola, che si è espresso anche in campo religioso, con le parole del suo primo biografo, il salesiano Don Adolfo l'Arco:

La vita di Paola è cambiata ma non tolta. il Signore ha voluto accanto a sé la piccola santa che brilla come stella viva nel Cielo di Dio.

Paola al Liceo Artistico

Paola per la festa della mamma del 1978, a scuola modellò questa statuina da regalare alla mamma. Dati i tempi tecnici per le opere in argilla, Paola non ha potuto vedere né consegnare alla mamma l'opera finita. Successivamente il professore del Liceo Artistico lo ha consegnato alla mamma di Paola.

Ultimo ritrovamento

L’estro di Paola la portava ad organizzare i giochi da fare con gli amici prima di incontrarsi, per non sprecare neanche un secondo. Scrive:

Ci arrangiamo. Comunque il divertimento è asssicurato!

Ultima lettera a Babbo Natale del 1976

Al mio caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale ci rincontriamo, anche quest'anno ti ho scritto la letterina, bada però che io la scrivo non per abitudine, ma perché: ormai l'unica l'ultima cosa che ci resta sei tu l'amato Babbo Natale, e poi perché, e questa è la cosa più importante, tu sei la cosa a cui sono più affezionata e che non vorrei perdere neanche per tutto l'oro del mondo. Il tempo è trascorso e gli eventi si sono susseguiti, tutto o quasi è cambiato ma tu no, sei sempre tu, il mio Babbo Natale ed è per questo che ho molto pensato per scrivere questa lettera tanto è vero che l'ho potuta scrivere, solo ieri per starti un po' vicino del solito ma a costo di tutto, come hai visto, ho voluto parlarti anche quest'anno. Sì hai letto bene parlarti non scriverti, perché per me questo è il mio momento, il momento in cui posso parlare con qualcuno, oltre che con i miei genitori, che sì, è vero, non ho mai visto in faccia ma di cui però so una sola cosa importantissima "posso fidarmi". Con questo ti ho voluto spiegare il perché ti scrivo la letterina. Però non è che io sia cambiata molto in fatto di doni, però c'è una piccola variante, io non so cosa chiederti ed è per questo che dico fai tu. Sì, è vero, nella mia mente c'era l'idea del "castello incantato" però poi ho detto saprà lui scegliere il regalo giusto ricordandosi che sono ancora piccolina e mi piacciono i giochi e poi in fondo in fondo 13 anni sono solo 1, 2, 3 + 10 o no? Per i doni poi vorrei che comparissero tutti a mezzanotte lo so che è difficile, però tu puoi tutto vero? Comunque, se non vuoi sono d'accordo pure io. Concludo con un grandissimo bacione e abbraccio, prima però un'ultima domanda, dove devo scrivere ed imbucare la letterina durante l'anno? Posso farlo? E durante queste feste natalizie dove posso? Ti do tanti altri baci abbracci e tutte le altre cose possibili e immaginabili la tua affezionatissima.

Paola

Alla Signorina Paola Adamo

Carissima Paola, Cominciamo dall'ultima domanda: dove devo imbucare la posta per te?
Ma mia cara è semplice, mettila su di un qualsiasi piano d'appoggio di casa tua e vedrai che saprò ritirarla: ecco così si imbuca la posta per me. Poi mi dici che quando mi scrivi parli con me! Bene, Brava. È così che si fa: si scrive parlando con il cuore in mano e il cervello nella penna! Non dimenticarlo mai. Leggo poi che ti rivolgi a me perché sono l'ultimo e l'unica cosa che ti è rimasta. Ma via! non esagerare. Ma che cosa intendi dire tu, piccola creatura con questa frase? Non ti sembra d'aspirare a diventare grande imboccando la strada più sbagliata? Per me, il tuo, è un comportamento romantico e superatissimo. Allegra come sei per carattere puoi, e devi, incamminarti per la grande strada della scienza e della conoscenza con gioiosa serena consapevolezza, disincantata in parte e ricca di cristiano amore. Dì? Di che cosa ti lamenti? Che cosa si è così profondamente mutato intorno a te? Nulla! Hai tutto, assolutamente tutto. L'unica cosa che sta cambiando, e ciò è bene, sei tu. E questo ti sembra un male? Ma via! Sii allegra e spensierata così come i tuoi anni impongono. Molto importante ed anche bello, è invece che io per te resti ancora una cosa cara. Vorrei che tu sempre mi amassi sinceramente e con cuore. Vorrei anche che tu mi amassi quando avrai i tuoi piccoli e il tuo uomo da amare. Vorrei che restassi per te immutato nella tua mente e nel tuo cuore anche quando non potrò mai più venire materialmente, perché se così sarà riuscirò, attraverso il tuo pensiero ed il tuo cuore, ad esserti sempre vicino e nell'orecchio per parlarti come tu vorrai. Tesoro mio, sii felice, amami se vuoi, ma amami con animo sereno e allegro; cancella per sempre le lacrime dai tuoi occhioni e, haime, preparali per quelle vere che per te fortunatamente sono tanto lontane. Per concludere, pensa pure a me tutto l'anno se questo ti rasserena, ma nella ricorrenza del Natale, cerca di cogliere il significato giusto della mia venuta tu che hai animo nobile e sensibile, chi sono io in verità? Che cosa intendo dire attraverso i doni che porto? Sono l'amore per tutte le creature del mondo, le quali continuano a comportarsi animalescamente ignorando il mio messaggio, ed io regalo, regalo sempre, e a tutti nella certezza che attraverso il dono materiale capiranno che l'Amore vero sa superare anche le offese ricevute e ripresentarsi rinnovandosi di continuo. Per questo, mia carissima creatura, non restare ancorata sempre alla tua materia, coltiva lo spirito che è la sola strada per ascendere di continuo.
Stretta ti tengo al mio cuore nel mentre tutta ti ricopro di baci allontanando la barba bianca per non solleticarti.

Babbo Natale

I temi di Paola svolti nell'anno scolastico 1974/1975

Si riportano alcuni temi svolti a scuola, per meglio comprendere la personalità e i sentimenti di Paola

Tema 1

Anche noi ragazzi abbiamo argomenti di discussione e di chiacchiere. Di solito fra noi amiche non si ama troppo discutere, ma ci piace come al solito giocare. Ma qualche volta capita di parlare. Spesso si discute della scuola come al solito i compiti ci sembrano eccessivi. Si parla dei professori, e non manca mai il pensiero di rimpianto per l'estate ormai terminata. Con le amiche si discute di vestiti, c'è chi ne vorrebbe avere uno nuovo, oppure parliamo di viaggi, a New York, a Parigi, a Londra, a Lisbona. A volte si pensa di trascorrere una vacanza sul Monte Bianco o sul Monviso. Ma tra noi si parla (anche se molto raramente) di politica; c'è chi alla votazione per l'abolizione del divorzio o meno avrebbe risposto NO e chi al contrario avrebbe risposto sì. Allora prende vita un piccolo dibattito. In quei momenti noi ci sentiamo diciottenne, ma quando parliamo di bambole ci accorgiamo che siamo ancora bambine. Però le nostre sono solo chiacchiere perché altrimenti al posto di queste stupidaggini dovremmo pensare alla casa, ai nostri genitori che si sfacchinano per noi e fanno qualunque cosa pur di vederci contente, e noi che non facciamo niente per loro. Alle cose importanti non si pensa mai abbastanza. E non si pensa nemmeno alle cose realizzabili. Ma soltanto alle cose futili e alle cose che fanno piacere solo a noi, ma ciò non è giusto. Chissà quante volte i nostri genitori hanno visto delle cose belle ma costose e ce le hanno comperate, mentre chissà quante volte noi abbiamo rifiutato di far loro un regalo per conservarci i soldi. Bisogna pensarle queste cose, non si deve fare come gli avari, e non bisogna nemmeno essere spendaccioni, bisogna sapere usare i soldi in modo corretto e ogni tanto si deve pensare anche alla propria casa, ai propri genitori, e bisogna fare in modo che essi siano contenti di noi, senza rendere loro dispiaceri, perché loro fanno molto per noi più di quanto noi pensiamo.

Tema 2 - Un avvenimento di cronaca che mi ha particolarmente colpita.

Sono poche le cose che mi colpiscono particolarmente. Ma l'avvenimento che più mi ha colpita è stato il caso Paul Getty. Quando seppi che lo avevano rapito, non mi sembrò una cosa particolare, perché anche se è un fatto umano, oggi i rapimenti sono all'ordine del giorno. Ma fu quando seppi che erano parecchi mesi che lo tenevano prigioniero che mi interessai. Quando però alla TV vidi la ciocca di capelli e l'orecchio mozzato quasi non volevo crederci che fossero di Paul Getty e pensai, che l'avessero tolto ad un morto (supposizione assurda, ma solo ora me ne accorgo). Ma la cosa più raccapricciante e disumana, è che il nonno Paul Getty I non voleva dare i soldi di riscatto. E ciò significa che amava più il suo denaro che non il nipote. Nonno più disumano, più cattivo e più arpia secondo me non può esistere. Nella mia famiglia si è molto discusso di questo avvenimento. E ognuno portava la propria ipotesi. Quando un uomo viene rapito, viene sempre la voglia di pensarci su. Molte volte, quando qualche persona importante viene rapita, c'è chi è felice e chi no. Ad esempio il caso del magistrato Sossi. I genitori di una mia amica furono felici. Ma non pensarono ai figli, alla moglie e agli altri parenti. Se fosse stata lei la moglie di Sossi chissà. Ma torniamo a Paul Getty e a suo nonno Paul Getty I°. Come dicevo, nonno più disumano non esiste e ho ben motivo di dirlo; perché sicuramente un altro nonno avrebbe subito pagato. Secondo me quello non dovrebbe essere degno di niente, neanche d'essere guardato in faccia. E nemmeno d'essere salutato o avvicinato da un suo figlio e cioè da uno dei due genitori di Paul Getty. Questo è il fatto di cronaca che mi ha più colpita con il mio parere su questa vicenda.

Tema 5

Questi sono i problemi che assillano la mia adolescenza. L'unico mio grande problema è di non avere fratelli con cui poter parlare, discutere, giocare e perché no, litigare. Ho poche amiche e poche lo sono veramente; quindi il loro numero è piccolissimo e così il problema diventa più grande. Ne vorrei di più, come vorrei più persone con cui parlare. Molte volte supero la crisi partecipando alla vita attiva dei miei genitori, dividendo i loro problemi e le loro gioie. Un altro problema, non grande come il primo ma che egualmente assilla la mia adolescenza, è l'ora in cui inizio a fare i compiti. Molte sere questi ultimi si prolungano sino a che si arriva ad una certa ora in cui si fanno dormendo, sembra strano ma è così. Fortunatamente però anche se con qualche problema, non sono una ragazza complessata e non drammatizzo. Però! Come sarebbe bello se non ci fossero nella vita problemi di nessuna natura, e invece tutta l'umanità ne è assillata. Dai più piccoli ai più grandi, ciascuno per il proprio io e dal proprio punto di vista ne ha, soffre e si tortura; la mia fortuna però consiste nel superare ogni amarezza nell'amore e nella pace della famiglia, dove ognuno dei miei genitori si dedica e si prodiga per me. 

Tema 6 - Avete mai provato una delusione quando dopo aver cullato per tanto tempo un vostro sogno, vi siete trovati di fronte alla triste realtà? Raccontate.

Mi è capitato di aver cullato per tanto tempo un desiderio, che poi non si è esaudito. Uno che accade molto spesso, è quello che quando il sabato le amiche vengono, io le aspetto con tanto entusiasmo, pronta a giocare ed a sfruttare al massimo tutto il tempo a nostra disposizione, pronta a correre, a ridere, e a sfrenarmi, invece loro appena arrivano si inchiodano davanti al televisore e a nulla valgono i miei sforzi per invogliarle a fare qualcosa. Allora cerco d'inventare giochi, di distrarle, ma loro rimangono davanti al televisore e le ore trascorrono inutilmente. Quando poi alla sera, prima di addormentarmi, faccio il bilancio della giornata, mi rimane tanta amarezza per le ore libere che sono fuggite così stupidamente, e mi ritrovo con gli occhi pieni di lacrime.
Poco tempo fa abbiamo studiato una bella poesia del Leopardi, la quale in uno di questi tristi momenti, mi ha fatto pensare che, gli anni passano ma tutte le generazioni, soffrono dello stesso male: "Il rimpianto dei sogni perduti".

Tema 11 - Avvenimenti, persone, momenti che vi hanno finora particolarmente impressionato durante la vostra vita scolastica.

Durante tutta la mia vita scolastica, ho sempre messo tanta serietà negli studi, ritenendoli, così come li ritengo, importanti. Ma con tutto ciò questo mio impegno non veniva mai ricompensato con qualcosa di concreto e di valido; ed è sempre stato così fino alla terza media, classe che sto frequentando tuttora. Alcuni mesi fa è avvenuto che le Poste bandissero un concorso, con un tema o un disegno al quale, tutta la classe, fu obbligata a partecipare. Anch'io quindi partecipai; svolsi il tema, e lo consegnai nelle mani della professoressa di lettere, che lo selezionò fra tutti. Avevo superato il primo esame. Successivamente, tra tutti i primi classificati di tutte le classi della mia scuola, se ne dovette scegliere uno, e fu prescelto ancora il mio. Ora bisognava superare la prova più difficile, la selezione fra tutti i primi, di tutte le scuole della mia città. Sempre più difficile! Dicevo alle amiche, che il successo si sarebbe fermato lì, ma nel mio cuore c'era sempre la fiamma della speranza che ardeva e che non voleva spegnersi; resisteva a tutti gli sforzi che facevo. A distanza di un tempo che mi sembrò lunghissimo, un giorno gioioso, mentre ero in classe, mi arrivò una notizia che mi riempì di una emozione che non so descrivere e che ricompensò in un solo momento tutti gli sforzi che avevo compiuto nella mia vita scolastica. Aveva colmato quei vuoti che si erano formati col passar del tempo. Mi resi conto così che nella vita tutto è possibile se si è perseveranti, e che per tutti viene un momento di gioia e di riscatto che fa dimenticare le amarezze patite. Avevo vinto! Quel concorso che da principio mi era sembrato riservato ad altri, ed al quale partecipai con molta incertezza, divenne il mio concorso, il mio primo momento, la cosa più importante dall'inizio ad oggi. Quella vittoria fu la vittoria su me stessa, fu l'avanzamento. Ora sono in attesa d'individuare tra tutti gli uomini di scuola quelli, o quello, che mi dovrà impressionare. Non è che non ve ne siano, ma io ancora non ho trovato quello che mi ha veramente colpito. Spero che prima della fine dell'anno scolastico riesca a trovarne uno che rimanga per sempre nel mio pensiero. Fino ad oggi, ho trovato dei professori gioviali, scherzosi e allegri, tristi, cupi e scuri di carattere; altri ancora molto restrittivi, severi e con modi d'insegnare, molto all'antica. Ma tutti questi, come ho detto prima, pur facendosi notare, non mi hanno impressionata, lasciandomi in attesa di conoscere quello che lascerà in me il segno del Maestro.

Tema 12 - La gloria è nella lotta anche senza vittoria.

Gli elementi contenuti nella traccia, possono essere messi in questa successione: lotta, vittoria, gloria. Penso che sia questo l'ordine perché bisogna prima di tutto lottare. Ci sono varie forme di lotta, ne indicherò solo due, le più note: quella fisica e quella mentale. Nel secondo caso la definizione lotta, assume il significato di partecipazione sublime per poter raggiungere la vittoria, cioè la certezza di aver espresso oltre al massimo, anche il meglio di se e solo in seguito può venire la gloria, che è l'esaltazione della vittoria. Non sempre però chi vince materialmente giunge alla gloria. Come pure può giungere ad essa anche chi materialmente perde. L'importante è partecipare, lo dicono tutti. Un esempio lampante del concetto che ho precedentemente affermato è l'episodio di Salvo D'Acquisto. Egli si fece uccidere per amore del prossimo, quindi non ebbe vittoria materiale perché morì, non potette affrontare il nemico ad armi pari. Chi vinse fu questo ultimo. Si credette così che la vera vittoria l'avesse ottenuta l'avversario e che D'Acquisto fosse stato lo sciocco che si era fatto uccidere senza nulla ottenere. E invece adesso a distanza, si è capito che la vera vittoria ed anche la gloria l'aveva avuta proprio Salvo offrendosi in salvamento di dieci vite umane e compiendo con un atto eroico, un atto d'amore. Ed è giusto che oggi sia ammirato e glorificato da tutti. Il nemico che lo uccise, oggi è giustamente considerato criminale di guerra. Quindi a parer mio non è detto che per forza bisogna vincere per poter arrivare alla gloria. Un concetto che mi sembra giusto, senza per questo essere immodesta, è che per aver maggiore gloria bisogna saper perdere, altrimenti si raggiunge solo l'effimera soddisfazione della vittoria per la vittoria.

Tema 13 - La strada in piccolo è un mondo. In essa passano il dolore, la gioia, la ricchezza e la povertà.

La strada in piccolo è il mondo, questo concetto era valido nel Medioevo dove la città era costituita da poche case e tutta la popolazione era stipata in esse che costituivano il Borgo. Tutti vivevano nella strada perché si agiva nella strada come propria casa. Li lavorava il ciabattino, il maniscalco e tutti agivano in un pezzo piccolo della strada, conoscendosi tra loro. La via era veramente un piccolo mondo. Era veramente il luogo della ricchezza, della gioia, della povertà. Dire che oggi la strada è un piccolo mondo non è esatto, è più esatto dire che oggi la strada è come un fiume dove passa gioia, felicità e dolori inconsapevolmente, perché non esistendo più il vecchio concetto Medioevale dove l'uomo non ha più legame tra famiglia e famiglia perché è già raro se vi è conoscenza tra famiglia dello stesso stabile. Anche quando l'uomo si deve spostare e andare nelle fabbriche a lavorare vi si reca con un mezzo meccanico. La strada ormai non è un piccolo mondo ma soltanto un fiume della vita, un fiume dove tutto scorre, tutto passa senza sapere cosa accade senza rendersi conto di ciò che ci circonda. Anche se è impossibile sperare che la strada diventi quella di prima, per ovvi motivi, spero che per lo meno la strada subisca una nuova introduzione negli interessi urbani al fine di non vederla più come un pezzo estraneo alla nostra casa, alla nostra vita. Ma considerarla parte unita come pezzo indivisibile del nostro cortile, del nostro giardino, della nostra casa; il ché ci porterebbe a considerare la vita di ognuno fusa con la nostra.

I temi di Paola svolti nell'anno scolastico 1976/1977

Si riportano alcuni temi svolti a scuola, per meglio comprendere la personalità e i sentimenti di Paola

Tema 2 - Perché hai scelto una scuola ad indirizzo artistico? Quali prospettive hai per il futuro?

I motivi per i quali ho scelto questa scuola non sono pochi a differenza della prospettiva per il futuro che per me è una sola. Ma visto che la prima domanda chiede i perché di questa scelta, io mi attengo. I motivi, ripeto, sono tanti, per ciò è necessario elencarli: primo, mi attraggono e mi appassionano tutte le materie artistiche visive e non visive perché per me l'arte è il migliore mezzo d'espressione, solo in questo modo riesco a manifestare i miei sentimenti tutti; poi perché è mia intenzione affinarmi cioè capire meglio le tecniche. Infatti prima mi abbarbicavo alle cose che vedevo cercando a volte di ritrarre il più fedelmente possibile ma senza per questo capirci molto. In questa scuola invece posso apprendere, e sto apprendendo, tante nozioni, che però non mi saziano e spero che sia sempre così, perché vorrà dire che la mia passione e desiderio d'imparare sarà sempre in crescita. La mia prospettiva però, a differenza dei motivi che ho elencato è una sola, giungere agli studi universitari per conseguire la laurea in architettura che sarebbe la prima meta della mia vita. Questa professione è per me il miglior modo per esprimersi. In quanto essa non è fine a se stessa come tutte le altre manifestazioni artistiche, ma strettamente legate ai bisogni e necessità dell'uomo, unico pernio intorno al quale, credo che debba ruotare il sentimento e gli sforzi di ogni artista.

Tema 4 - Immaginatevi per un momento giornalisti e scrivete un bell'articolo sulla vostra città.

Se fossi un giornalista e dovessi fare un articolo sulla mia città, non saprei cosa scrivere, prima di tutto perché non sono una giornalista e poi perché non sono molto brava nel comporre pensieri. Ma se lo dovessi fare per forza, incomincerei con lo scrivere in grande: "Ah em non lo so". Andiamo avanti incomincerei a dire: la mia città (ho scelto Napoli) è piena di strade e con molti giardini, abbonda di persone e di macchine ed è luogo di uno splendido panorama. Molti sono i suoi monumenti e palazzi antichi. Famoso il castello Angioino costruito nell'epoca in cui regnarono gli Angioini. Bello e maestoso il palazzo reale. Ci sono anche molti monumenti: Dante, Silvio Pellico. Antichissima l'Università di legge fatta edificare da Federico II. Molto interessante, ma soltanto per chi ha molta pazienza e molto tempo da poter utilizzare, la Certosa di San Martino, che contiene una numerosa collezione di quadri e anche la bellissima carrozza d'oro con cui passeggiava il Re per le strade di Napoli. Quest'ultima è molto grande piena di tante cose varie. Ed è una città in cui regna un continuo rumore, che per me, è come un segno di vita e di gioia. Tipici sono i carretti con le castagne calde. Si, è molto grande Napoli, tanto grande che a descriverla non basterebbe un quaderno e nemmeno un giornale. Quindi per me che non sono giornalista, questo che ho scritto è già troppo. Ma diciamo la verità, non ho più idee.

Tema 6 - I problemi dei giovani d'oggi.

Siccome le famiglie italiane vivono quasi tutte nell'agiatezza non sono più le privazioni che creano problemi, ma l'agiatezza stessa. Nonostante il fatto che una grande parte di giovani d'oggi non ne abbia, tanti ragazzi non fanno parte di questo gruppo. Il principale problema è rappresentato dalla famiglia che può involontariamente condurre ad una strada sbagliata. In questo caso i ragazzi che vivono questi dramma ne escono o chiusi, introversi e taciturni, oppure rivoluzionari, nervosi ed aggressivi. Ma è meglio approfondirsi sui problemi. Ad esempio, come ho detto precedentemente, quello della famiglia. Di solito questa per mancanza di preparazione e di informazione sul come impostare l'educazione dei figli al passo con i tempi non riesce a comprendere il ragazzo/a che sia, i genitori sono troppo rigidi, severi, non permettono nulla, sono restrittivi e vietano qualsiasi cosa, perché distratti dall'orgoglio di essere importanti e gestori del potere; oltretutto poi non permettono ai figli, di essere presenti alle discussioni dei loro problemi. Ed allora per reazione i ragazzi non trovano in casa la giusta collocazione, appena fuori di essa iniziano senza che i genitori lo sappiano a contrarre vizi (ad esempio il fumo e conseguentemente il furto) e da qui poi si scatena un susseguirsi di eventi negativi che oltre ai primi, danno luogo a ciò che io definisco il secondo problema. Questi vizi scritti sopra vengono in questo ordine fumo e furto; difatti prima la sigaretta viene offerta dagli amici, poi le altre bisogna comprarsele e quindi all'inizio sono solo piccole somme sottratte alla borsa dei genitori; fuori gli amici incominciano a burlarli incitandoli a non avere paura e a continuare. Poi si inizia ad avere il compagno (spacciatore di droga) che nella cecità del momento può essere confuso con la figura del fidanzato e invece è solo la sfruttatore. Se qualche amica scopre tutto, compreso il fumare, allora la risposta è facile, dicono che è sexy, che fa moda, vuol dire essere grandi. Ma solo dopo essere arrivati ad uno stato pietoso si accorgono che fumare, prendere droga non vuol dire essere grandi, vuol dire essere stolti, perché ci si autodistrugge. Forse qui sorge una domanda: cosa centra così presto la droga? Ho solo cercato di far capire la rapidità con cui si passa dalla sigaretta semplice a quella drogata. Difatti anche per questo gli amici dicono: "Ma su, allora non sei forte, non hai coraggio" senza sapere poi che il coraggio lo si dimostra proprio rinunciando, perché altrimenti dopo la prima sigaretta ne vengono tante. L'unico modo per ovviare a questi problemi, è il dialogo tra genitori e figli, i quali dovrebbero parlare delle loro preoccupazioni liberandosi così dei grandi pesi e nello stesso tempo dando ai genitori la possibilità di intervenire e correggere quei comportamenti che involontariamente hanno causato la rovina dei figli. Ma come è possibile fare ottenere tutto da genitori non eruditi, ecco questo è un problema, io credo che in questo caso, sia dovere dei figli, far evolvere i genitori insieme a loro, facendoli partecipare per quanto è possibile ai loro studi, al loro avanzamento. Io credo che così facendo, i genitori potrebbero con l'aggiunta della loro età ed esperienza aiutare i figli a risolvere tutti quei problemi che man mano si dovessero presentare.

Tema 7 - Pregi e difetti del mio carattere visti con assoluta imparzialità.

Non avendo ancora la capacità di critica, data la mia giovane età, non sono in grado di analizzarmi, e stabilire i miei pregi e i miei difetti, altrimenti li avrei già corretti, sono solo in grado quindi di scrivere i pregi che vorrei avere e i difetti che non vorrei. Preferisco incominciare con i difetti, per evitare, che il tema si concluda con note negative. Dunque prima di tutto l'invidia; difatti è la cosa più brutta, basta una minima cosa per suscitare odio e malumore, oltretutto si perdono gli amici e non si fa altro che avvelenarsi la vita. L'invidia è anche un punto debole, difatti se qualcuno a cui si è per forza legati, vuol fare un dispetto, compra qualcosa, fa un qualsiasi gesto, e l'altro muore di bile. Poi non vorrei essere una di quelle che non si accontentano mai di ciò che offre la vita perché in poche parole, vuol dire essere insoddisfatti, e ciò è una brutta cosa poiché per questo ci sono solo tante ore di Malinconia e poche di gioia e serenità. Così anche per il vizio del gioco. Altro grosso difetto che non vorrei assolutamente avere e che spero non abbia è quello di essere prepotente ed egocentrica. Per queste persone non è che la vita, la gioia e specialmente l'amicizia, aprono troppo le porte; inorridisco solo al pensiero che tutti coloro che mi stanno attorno non sono contenti e felici di starci, ma fingono soltanto, e mi sopportano. Però dopo tutta questa sfilza di difetti, c'è anche qualche pregio, che vorrei avere come: la bontà, l'onestà, la carità e specialmente la comprensione e la generosità verso gli altri, perché nella vita per andare d'accordo con una persona, basta che la si comprenda, per poterla aiutare nei momenti di difficoltà, dividere con questa i momenti di serenità, e poterla coadiuvare, senza che ci siano incomprensioni. Come altri pregi, vorrei la dolcezza, sia nel comportarmi che nel parlare, nel porgere le cose, meglio detto nel modo di vivere. Fino a questo momento però c'è stato solo un fatto di elencazione mentre invece sarebbe il caso di riportare tutte queste cose, nella realtà, nella vita, cioè praticamente inserirci un pizzico di fantasia. Io ho intenzione di laurearmi in Architettura, quindi il mio lavoro richiederà una grossa capacità nell'esprimere le cose, sarebbe un guaio chiusa, prepotente e invidiosa, nulla mi andrebbe bene, non potrei assolvere alle mie mansioni, perché con un così brutto carattere non accetterei consigli da chi che sia, e anche perché essendo introversa non saprei bene esprimermi e non avrei capacità di trasmettere idee, d'altro canto basta immaginare questa scena: l'architetto si accorge di un errore, ma essendo introverso e sentendosi dire che così va, non insiste. Morale: quando l'opera è completa il committente di questa riceverà un manufatto che non soddisfa nessuno. Sarebbe il colmo. Però non solo sotto l'aspetto professionale, ma anche per quello domestico sarebbe per me un disastro se non avessi ad esempio l'umanità, sarebbe una continua battaglia tra me i miei figli e mio marito, non saprei come comunicare con loro specialmente con i figli, finiremmo per vivere separatamente anche se tutti sotto lo stesso tetto, e sarebbe la stessa cosa se non avessi dolcezza nel porgere le cose, farei credere agli altri di essere irascibile e si determinerebbero delle incomprensioni che con il passare del tempo diventerebbero vere e proprie fratture. Ma il discorso dei pregi e dei difetti non è solo rappresentabile nel lavoro e nella famiglia, quanto anche nelle comitive e nella scuola. Difatti specialmente nelle comitive ci vogliono ragazzi allegri, attivi, estroversi e con un modo gioviale di comportarsi, è per questo che nella vita oltre a studiare la storia, la matematica e l'italiano ci vorrebbe qualche lezione di scienze del comportamento.

Tema 8 - La fantasia è la grande alleata di ognuno di noi: ci permette di evadere dalla realtà e di costruirci un mondo tutto nostro.

È vero, c'è solo un modo per evadere dalla realtà, e che a volte può non essere piacevole, per percorrere spazi che sarebbero impercorribili: la fantasia. Questa nostra grande alleata che ci permette di rendere alcuni momenti della nostra giornata proprio come vorremmo. La fantasia è un bene posseduto da tutti fin dall'infanzia, ma soltanto pochi la coltivano e la conservano, gli altri che la trascurano si inaridiscono invecchiandosi ancor prima d'invecchiare. Che fare per svilupparla, oltre che per conservarla? Io credo che un buon inizio sia quello di non vergognarsi di se, di saper leggere in se stessi; di parlare con parole semplici e aderenti ai pensieri; sforzarsi di descrivere i sentimenti con parole adatte e precise. Ma l'unico modo per evidenziare la fantasia è l'Arte; sia essa visiva, musicale che scritta. Tale fantasia però è riservata solo a pochi, agli artisti. Quella minore, ma non meno importante è di tutti. È del ladro, che sogna banche sempre aperte e incustodite con sul fronte un cartello con su scritto "Riservato ai signori ladri" e dentro tanti, ma tanti soldoni già impacchettati e pronti. È del povero, che sogna una grande casa calda, piena di luce, di comodi e camerieri che con passo silenzioso son sempre pronti a soddisfare ogni desiderio appena pensato e non ancora espresso. È del cattivo che vorrebbe tutto il mondo fatto di buoni e di sciocchi per meglio e più facilmente angariare l'umanità. È del Santo, che nella gloria di Dio sogna tutto il mondo fatto di cattivi per meglio cimentarsi nella prova di catechizzazione e redenzione dei peccatori ed acquisire così maggior meriti innanzi al Signore e goderlo in eterno. È del bambino, è del fanciullo, è del giovane, è della verde età, che riesce con semplici voli del pensiero a distaccarsi da ogni cosa pur restando nella realtà. La fantasia, che grande alleata. Guai però a trasformarla in abitudine, si finisce per vivere estromessi dal mondo reale conseguendo grandi delusioni ed aprendo le porte a drammi profondi. Allora: fantasia sì, ma con moderazione, ovvero tanta anima in tutte le cose, ma in tutte le cose tanto cervello.

Tema 10 - Tema a piacere.

Il compito di Italiano a molti ragazzi non è simpatico, e quando il Professore assegna un tema a casa è sempre una grande fatica svolgerlo bene. Ogni traccia non è buona, ora perché è limitata, ora perché non è di proprio gusto, o perché è troppo impegnativa o a volte non si sà cosa dire. Il cavillo è buono per dare la colpa all'insegnante, e da ogni lato, agli occhi degli alunni il sistema appare sbagliato. "Bisognerebbe che fosse a piacere", dicono alcuni, e gli altri si associano, il Professore, comprensivo dà un tema a piacere, tutti sono soddisfatti, gioiosi, tutti sicuri di avere mille idee, di trovare mille soluzioni, anche il Professore da parte sua è felice di aver accontentato la classe. I giorni si susseguono, e arriva il momento del tema, allora ci si pensa su cinque minuti, otto, nove, dieci, un quarto d'ora e ancora niente, ci si alza si sfogliano libri, quaderni, niente; ci si inizia a sentire leggermente demoralizzati, si ricerca ancora, ma ecco che dopo un'ora di ricerche, il tarlo dell'indolenza inizia a stuzzicare: "E se lo copiassi dal quaderno dell'anno scorso?". A pensarci sopra l'idea non è male; allora subito alla ricerca del quaderno, dopo poco si ha la preoccupazione di averlo dovuto bruciare quella gelida domenica del mese precedente, oppure di averlo buttato giù dal ventesimo piano appena finita la scuola. Ma eccolo lì un po' mal ridotto, ma nonostante sia tappezzato di: "Uffa, che barba, strappo tutto, ma che pena", si riesce a leggere qualcosa. Purtroppo però il piano fallisce, è scritto in maniera troppo elementare e quindi non va bene, il tempo passa e il foglio è ancora bianco.
Arrivati ad un certo punto è la coscienza a farsi avanti e come se si fosse telecomandati, ci si ritrova a prendere la penna, il foglio e a scrivere qualcosa. Sembra buffo ma è così, non si è mai contenti, ora per un motivo ora per un altro. E non solo in questa occasione è così, ma in tutti i casi della vita. Ora la si vuole in un modo ora in un altro. È molto facile inventare cose, pensare modi più efficaci per risolvere un problema, ma è molto molto difficile inventare cose giuste e ben funzionanti.

Tema 13 - Esaminate il fenomeno della moda esprimendo il vostro giudizio in merito.

La traccia che ho scelto mi impone prima di entrare nell'argomento di informarmi sul concetto, sulla storia della moda. Pertanto non potendo per brevità scrivere tanto quanto vorrei dell'argomento mi limito a tracciare per sommi capi un percorso storico lasciando per me quanto ho appreso dalla indagine che ho svolto in merito. Nelle antiche civiltà mediterranee, le variazioni della moda sono oltre che lentissime anche poco appariscenti: le differenze di foggia tra gli abiti degli uomini e donne sono minime, e così quella tra le diverse classi sociali, che vengono però rappresentate di più dalla maggiore ricchezza di ornamenti. In Egitto appaiono le prime mutande gonnellino. Mentre in Fenicia nacque la moda più complessa degli scialli frangiati. E, importante, in Persia apparvero i calzoni mai usati prima. Successivamente il passaggio al Medio Evo dà inizio ad un ritmo di moda vero e proprio ed è caratterizzato dalla introduzione di abiti tagliati e cuciti e dalla più vasta differenziazione delle foggie secondo il sesso e la classe. Il periodo d'oro dell'Impero Bizantino, alle soglie tra l'antichità e il Medio Evo, presenta un periodo di transizione, con influenze orientali nella comparsa delle maniche e nella bellezza delle stoffe di seta e dei gioielli pesanti, massicci. Col Rinascimento la moda si fa più estetica e fastosa; e nel campo del trucco, si diventa molto esigenti, fino a rasarsi capelli e sopracciglie per alzare la fronte. In seguito poi la riforma e la controriforma imprimono un carattere più austero anche alla moda che si fa più severa e insieme goffa, ed il lusso si trasferisce esclusivamente nei gioielli, e nella biancheria intima. Ma con la rivoluzione francese tutte le frivolezze e tutti gli artifici sono cancellati. In seguito nell'ultimo ottocento, la moda da aristocratica diviene borghese, manca di una linea direttrice, si arricchisce di fronzoli e stravaganze. Ma intanto si verifica, con sempre maggiore accentuazione, il fenomeno dell'assimilazione della moda in tutte le classi e in tutte le nazioni e più tardi la moda si è venuta affermando e trasformando soprattutto in fattore commerciale di primaria importanza. Per quanto concerne ai concetti della moda da questo breve andare storico si evidenzia chiaro che la moda è condizione degli eventi storici, ovvero non si divide da questa ed inoltre è funzione delle classi sociali dominanti. Potrei richiamarmi alla moda citata dei nobili sia nell'antichità che nei tempi più recenti; potrei citare ancora il taglio dei capelli e delle sopracciglie adottati per allinearsi alla austerità di quel periodo storico. Orbene il concetto di moda è funzione e scopo, storica e sociale. Attualmente le case di moda impostate su base industriali, confezionando capi di abbigliamento apparentemente disancorati da ogni vincolo, in realtà non fanno altro che cogliere il senso e gli umori dell'attuale classe dominante e producendo in serie determinano nel proprio interesse con perfetti servizi pubblicitari una profonda avidità del manufatto accrescendo lo spirito consumistico del nostro periodo storico. Nulla però fanno per differenziare il prodotto nel rispetto dei canoni industriali. Intendo dire che l'uomo dovrebbe nella scelta condizionata del capo d'abbigliamento poterlo "trasformare" per personalizzarlo, ci eviterebbero così, senza nulla togliere ai loro interessi, la gran pena di scoprirci tutti uguali con nella testa la convinzione di vestire a proprio gusto. Ne deduco che le masse giovanili che costituiscono il vero grosso settore commerciale a cui è rivolta l'attenzione industriale vengono "illuse" dal fatto che con poca spesa possa essere se stessa con personalità. Certo è se stessa ma in una uniformità che è avvilente monotonia. La moda pertanto, e qui intendo quella personalizzata, continua ad essere appannaggio dei novelli nobili, cioè dei capitalisti che con il danaro possono permettersi, mostrando abiti apparentemente semplici, di essere ciò che il loro carattere e la loro natura intende manifestare. Qui è necessario dire brevemente che, la personalizzazione è fatto indispensabile perché è tramite l'abito che ognuno di noi tende a farsi riconoscere dagli altri per quello che intende essere. Questo concetto mi sembra importante; esso è legato a quello naturale perduto grazie alla civiltà dove l'uomo con altri segni manifestava al compagno il proprio spirito, la propria identità. Apparentemente l'uomo sembra cambiato ma in effetti pur con tutte le mistificazioni dei giorni nostri l'uomo si ribella all'appiattimento generale e si sforza in ogni modo e con ogni segno d'essere se stesso. La moda nulla fa per alleviare questa frustrazione che, proprio per il fatto d'essere da tutti sofferta, viene da tutti taciuta e quel che è peggio negata.

I temi di Paola svolti nell'anno scolastico 1977/1978

Si riportano alcuni temi svolti a scuola, per meglio comprendere la personalità e i sentimenti di Paola

Tema 1 - I ricordi della mia infanzia.

Per quello che mi ricordo non ho avuto mai fatti traumatizzanti o determinanti per la formazione del mio carattere. E uno dei rari episodi, che mi ha colpita è stato il giorno in cui i miei genitori decisero di portarmi all'asilo, infatti li giunti non ci furono ne parole, ne regali ne promesse, per farmi decidere ad entrare in un aula, tutte le scuse erano buone; ora i bambini erano brutti, ora era l'insegnante brutta, ora mi scappava la pipì, ora non trovavo l'aula giusta. Oltre a questo si aggiungeva il fatto che gli altri bambini si erano affezionati a mia madre, quindi se tentava di andare via, non piangevo solo io ma tutti i bambini che si erano avvicinati. Questo fatto durò una settimana finché la mamma di comune accordo con la Direttrice decise di rinviare all'anno successivo. Trascorso l'anno e giunti al secondo appuntamento, la cosa non fu molto diversa, l'unica variante fu che decisi di andare a scuola a patto che andassi in una classe dove avessi potuto imparare a leggere e a scrivere. Fui accontentata e d'allora ho iniziato la mia vita di scolara prima e studente poi. Questo è stato un fatto molto positivo perché ho dimostrato sin da piccola di avere interesse verso le materie, qualunque esse siano e non soltanto verso il gioco. Ho dimostrato di essere attirata da queste cose, ma non in modo superficiale, bensì sempre approfondito e ponderato sulle cose.

Tema 3 - È difficile essere sinceri ma è ripugnante l'ipocrisia.

L'ipocrisia è ripugnante ma non tutti ci tengono al proprio onore, e non hanno rispetto per se stessi. Da sempre molti uomini hanno preferito rinunciare alla loro dignità, pur di guadagnare o meglio speculare sugli altri. L'ipocrisia si trova dappertutto, tra la gente povera, tra i ricchi, i nobili e anche molto spesso a scuola tra compagne della stessa aula. Tutte si dimostrano affettuose quando devono avere, ma in verità non possono chiamarsi amiche. A loro, si adatta di più il termine bandierina, può sembrare strano ma così è. Difatti cosa fa la bandiera, se non che seguire il vento, così gran parte della gente, in questo caso le compagne, segue chi può fruttar loro qualcosa. E quante delusioni e che amarezze per chi non le aveva credute tali. Poiché per gli ipocriti non è la vera amicizia che conta bensì ciò che può ricavare con lo starci insieme. Ma approfondendoci nel discorso è bene analizzare il carattere di queste persone ed il perché di questo comportamento. La classe degli ipocriti, chiamiamola così, è formata prevalentemente da soggetti insinceri, timidi e privi di una propria personalità per cui cercano in tutti i modi di adattarsi il più possibile, e di agire con la mente altrui, in modo da confondersi tra gli altri e non avere responsabilità. Questa però non deve essere una giustificazione, perché ognuno anche se in piccola parte contribuisce alla formazione del proprio carattere, e anche se l'ipocrisia può dare del benessere se si viene riconosciuti si viene additati per sempre e si fa anche una pessima figura, ed è per questo che la vita ambigua è un grande rischio. Ma questo fatto non è solo di oggi, difatti un esempio molto vistoso è quello di Don Abbondio nei promessi sposi, che non sa come comportarsi e si nasconde verso tutti e verso tutto. E ritornando al concetto proprio iniziale dove ho detto che gli ipocriti si trovano dappertutto, anche tra i preti come Don Abbondi ve li troviamo. Ritornando al personaggio dei promessi sposi, il fatto stesso di aver scelto di prendere i voti, solo per poter essere potenti, e sfruttare quella situazione ci denota chiaramente il carattere. Comunque tirando le somme, è meglio essere sinceri e camminare per la strada giusta, e aspettare il benessere o l'amicizia vera e sincera che non ottenerla subito ma in maniera del tutto sbagliata.

Tema 6 - Come dovrebbe essere, secondo te la scuola.

La scuola come la desidererei io è ben diversa da quella attuale. Innanzi tutto per poter attuare il mio pensiero ci dovrebbe essere un gran rispetto, sia da parte degli alunni che da quella dei professori, in modo da poter agire, se non su di uno stesso piano, ma certo più liberamente. Perché io sono convinta che anche l'atteggiamento dei giovani d'oggi nella scuola, condizioni gran parte dei professori. Quindi, considerato come vero questo rispetto, per me la scuola non dovrebbe essere il luogo dove si va per sentire la spiegazione o per essere interrogate e dove la cosa forse più importante è sapere il voto, certo tutto questo è indispensabile, ma io vorrei che la scuola fosse una seconda famiglia. Tra il professore e l'alunno non dovrebbe esserci un rapporto basato sul terrore, sulla paura, e sulla incomprensione, ma un rapporto umano basato sul reciproco rispetto, consapevoli sia l'uno che l'altro del ruolo che occupano. Il dialogo poi dovrebbe essere alla base dello studio che si effettua in classe e a questo discorso dovrebbero parteciparvi sia gli alunni che i professori, e non, come molto spesso accade, che quest'ultimi incitino, quasi fosse un combattimento tra animali, gli alunni ad un discorso, e che quando si fa più acceso non accennino ad intervenire. E quindi penso che il rapporto professore-alunno, precedentemente detto, sia quello che possa dare soddisfazione sia all'uno che all'altro. Per quanto riguarda invece gli alunni, dovrebbe esserci più comprensione e disponibilità tra tutti, e non come accade oggi che sono solo disposti a punzecchiarsi, a riprendersi in ogni minima sciocchezza, e in attesa del momento più propizio per ingannare e poter sembrare agli occhi del docente più capaci. Tutto questo è inutile e serve soltanto ad inasprire ciascun componente di questo gruppo. E non ci si rende conto che se tra ragazzi ci fosse quello affiatamento che oggi manca del tutto, si riuscirebbe a raggiungere un buon grado di preparazione, oltre che di maturità. Difatti credo vivamente che il contatto con la scuola influisca molto sull'individuo, però come anche nella vita sociale presenta solo due strade, due vie d'uscita: o inserirsi pienamente nella società, dipende poi dall'individuo, se bene o male, e trovare la propria strada, il proprio modo di inserirsi, oppure rimanere nettamente tagliati fuori dalla società non riuscire più ad inserirsi, in poche parole gli emarginati. Una specie di selezionati, i più forti vanno avanti e i più deboli rimangono fuori. Ma questo è un discorso che si distacca nettamente dal campo della scuola, e che forse è più adatto a sintetizzare il proprio pensiero sulla società che ci circonda non più sulla scuola. Quindi per ritornare sul tema principale voglio ripetere che tra i ragazzi ci deve essere l'affiatamento indispensabile per la riuscita della classe. Per quanto riguarda poi la scuola in se per se, cioè scuola in quanto complesso organizzativo, ci dovrebbero essere più iniziative, ad esempio nel nostro che è un Istituto ad indirizzo artistico, necessiterebbero lezioni pratiche, oltre che nelle materie artistiche anche in quelle culturali. Il materiale non dovrebbe lasciare a desiderare, proprio in una scuola alla quale queste cose sono indispensabili. Da quanto ho detto è chiaro come il mio pensiero e desiderio sia lontano da quella che in realtà è la scuola di oggi.